Massimo Meneghin condono edilizio strana storia

C’era una volta un bel paese, che non c’è più.

Ad un certo punto si iniziò a costruire furiosamente e malamente, rovinando tutto. Non solo si costruì troppo ma lo si fece andando oltre perfino i pochi limiti che c’erano allora.

Che fecero allora i governanti del tempo? Fecero demolire? Certo che no, inventarono il condono edilizio, che diede ai cittadini la possibilità di sanare gli abusi edilizi pagando un certa cifra, premiando così i costruttori abusivi e deridendo gli onesti.

Non tutto però si poteva condonare, in certe aree di pregio si doveva acquisire l’autorizzazione paesaggistica, che però non veniva data agli obbrobri, come giusto!

Che successe allora in quel paese?

Ci furono cittadini che possedevano i famigerati garage in lamiera, uno di fianco all’altro, disposti in lunghe file, tutti rigorosamente abusivi.

Alcuni decisero di chiedere il condono, altri no.

I primi pagarono la sanzione ed il costo delle pratiche, gli altri evidentemente no.

Dopo molti anni le pratiche terminarono il loro corso, i cittadini non ottennero l’autorizzazione ambientale (troppo brutti quegli edifici, deturpavano l’area!) e quindi non gli venne notificata la sanatoria, cioè l’avvenuto condono, ma l’ordinanza di demolizione del fabbricato, e dovettero farlo.

Qualcuno pensò “siamo un paese normale e civile” ma si sbagliò: i possessori dei fabbricati identici ed ubicati nella stessa zona ma per i quali non fu presentato alcunché non furono mai obbligati alla demolizione ma poterono godersi il loro fabbricato per tutti gli anni a venire.

E vissero felici e contenti

 

autore: Massimo Meneghin

Condono edilizio: strana storia
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Un pensiero su “Condono edilizio: strana storia

  • 29 Luglio 2014 alle 08:28
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    se piacciono le favole vi consiglio la “‪#‎storia‬ di chi condonò e di chi non lo fece” (l’#autore? è la #burocrazia!)

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