Siamo tutti, quanto meno se possediamo una casa non nuovissima, concentrati sull’ecobonus, preoccupati del non riuscire a sfruttare l’occasione, soprattutto perchè vi è una scadenza.

Sicuramente lecito sfruttare le occasioni legittime -e se qualcuno la considera elusione non significa che abbia ragione- e lo stesso vale per la preoccupazione di vedere sfuggire l’opportunità, poco importa se per un errore interpretativo, un cavillo o il mancato rispetto dei tempi.

Ovvio che dobbiamo partire in anticipo e e dare ad ogni fase il giusto tempo per riuscire a fare quanto richiesto. Il tema che vorremmo affrontare qui è prò più vasto, forse meno concreto -perchè non si tratta del noto “conto della serva”- ma sicuramente interessante per chi voglia capire, o quanto meno chiedersi, in che mondo viviamo oggi e vivremo domani, non nel tremila ma nell’anno duemilaventidue.

Facciamoci alcune domande:

  • qualcuno riesce ad immaginare la mole di edifici da recuperare e/o migliorare?
  • quanti dei proprietari di questi fabbricati metteranno in atto le misure necessarie alla realizzazione degli interventi?
  • chi si dedicherà al miglioramento delle abitazioni esistenti al venir meno di vantaggi economici così rilevanti?

Il percorso sembra chiaro e privo di incertezze, al punto di ricordare altri procedimenti attivati in passato per il rilancio economico del paese:

  • un gran riscaldamento, proprio come nelle gare sportive avviene prima dell’inizio vero e proprio;
  • la spasmodica ricerca di operatori -professionisti ed esecutori- da prenotare evitando di doversi rivolgere a ditte e artigiani richiamati qui da altri settori, e pertanto privi della necessaria esperienza;
  • la sospensione di ogni attività tardiva, perchè troppa sarà la differenza tra il detrare tutto e qualsiasi altra proposta.

Tutto ciò ricorda la costruzione avvenuta alcuni anni addietro in modo esagerato fino ad avere un numero di capannoni al di fuori di ogni logica, tanto che un’offerta superiore alla domanda ha finito per deprimere i valori dei beni ma ha anche distrutto un settore…

autore: Massimo Meneghin

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