Sistemare casa al tempo dell’ecobonus è sicuramente una ghiotta opportunità, dobbiamo però saperla sfruttare.

Già si scritto, qui e altrove, che ogni progetto deve basarsi sulle analisi del caso, esattamente come ogni soluzione può essere trovata solo se il relativo problema è chiaro.

Dando per acquisita la conoscenza del contesto, cioè le caratteristiche “statiche” e quelle “dinamiche” del fabbricato, che altro non sono se non le “passive” strutture e le modalità “attive”di funzionamento e consumo degli impianti, che cosa dobbiamo fare?

Un progetto, è ovvio, è quello che ci serve. Non tanto, o meglio non subito, un elaborato tecnico che descriva il da farsi quanto un insieme più o meno articolato di indicazioni di cosa dobbiamo o vogliamo perseguire.

Si tratta quindi di valutare le molte possibili soluzioni, da quelle di minima a quelle di massima, stabilendo per ognuna vantaggi e svantaggi, pregi e difetti, decidendo quindi cosa fare.

Solo a questo punto potremo passare all’elaborazione tecnica della soluzione, prima, ed alla sua realizzazione, poi.

Pur nell’estrema sintesi appena utilizzata, dovrebbero emergere alcuni aspetti dalla chiarezza disarmante:

  • progettare, cioè immaginare quello che non c’è, è un atto complesso, specie se il problema da risolvere non è affatto semplice;
  • usare il costo come discriminante per la scelta è spesso fuorviante, dato che un maggior costo iniziale può ripagarsi abbondantemente con il riparmio sulla gestione, periodo nei fabbricati molto lungo;
  • considerare il tempo di realizzazione come unico criterio può avere lo stesso risultato se non peggiorare la situazione, ormai che siamo in ballo conviene puntare su risultati di rilievo anche se spostati in avanti, peraltro generalmente di un valore trascurabile rispetto alla durata utile di quello che andiamo a realizzare;
  • pensare di poter fare da soli è, con le eccesioni del caso, una sopravvalutazione dei propri mezzi, e non c’è niente di male nel coinvolgere persone capaci.

autore: Massimo Meneghin

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