La mobilità, specie quella urbana, in attesa dello sviluppo del trasporto pubblico, agognato ma ancora lontano dall’aver raggiunto un livello sufficiente, avviene soprattutto con le automobili.

I problemi del traffico esulano dai nostri interessi, quelli relativi al parcheggio ci cascano invece del tutto. La motivazione è scontata: se già in condizioni normali faccio fatica a scendere e risalire dall’auto figurarsi se vivo una condizione disagiata, piccola o grande che sia…

I parcheggi riservati sono quindi normati, obbligatori e fatti rispettare, con le solite eccezioni, è ovvio.

Vi sono paesi, come l’Austria, in cui i posti sono davvero riservati, culturalmente, e pure nei centri commerciali sono collocati vicino agli accessi e pure meglio illuminati, posti insieme -anzi a fianco- a quelli riservati alle donne, il che costituisce un altro bel segno del mondo che abbiamo confezionato.

E qui, in Italia? Il posto è riservato fino a quanto qualcuno non se lo prende, un poco come la precedenza. Vero però che le forze dell’ordine sono particolarmente sensibili a tale fatto e -giustamente- non disponibili a chiudere un occhio, perché nessun motivo può giustificare tale usurpazione.

In chiusura è impossibile non notare come la trattazione si sia indirizzata più sull’educazione che sulla tecnica, il che la dice lunga, pur non mancando autentiche perle.

autore: Massimo Meneghin

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