La mobilità pedonale per le persone non vedenti o ipo vedenti viene notevolmente migliorata dalla posa a terra di elementi facenti parte di un vero e proprio codice interpretabile dai diretti interessati.

Questo è sicuramente un buon modo di abbattere le barriere architettoniche, sicuramente di semplice posa ed ottimo risultato. Quest’ultimo è limitato dalla pochezza delle installazioni, pressoché limitate ai centri urbani di maggiori dimensioni e qui ai punti di maggior traffico.

Tale fatto è comprensibile, se non altro perché se le risorse non sono infinite è necessario darsi delle priorità e rispettarle. Una semplice strategia consiglia di fatto di non disperdere a pioggia la ridotta disponibilità ed adeguare i percorsi più transitati.

Diverso è però il caso dei rifacimenti delle pavimentazioni e delle nuove realizzazioni, come è possibile, infatti, che oggi si costruiscano -o ri-costruiscano- pavimentazioni, ovunque esse siano ubicate, che non comprendano questo tipo di soluzione?

Nulla di trascendente quindi, ovviamente dovrebbe essere il legislatore a renderlo obbligatorio questo modo di fare ma in attesa di ciò è sufficiente la sensibilità da parte delle amministrazioni locali, che ne devono richiedere l’adozione, ed infine pure dei progettisti, che sono il braccio armato della cosa, coloro che fanno da tramite tra teoria e pratica.

Una nota finale è però necessaria, i percorsi devono essere realizzati in modo corretto, specie se ad uso di persone che non vedono e sono costrette a “fidarsi” del codice a terra, ma troppo spesso vediamo l’esatto contrario.

autore: Massimo Meneghin

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *