La norma parla chiaro: tutto quello che facciamo deve essere volto alla riduzione -e possibilmente eliminazione- delle barriere architettoniche.

Per questo tutte le nuove costruzioni ma anche le ristrutturazioni sono soggette alla specifica legislazione. Questo, significa in parole molto povere che quello che andremo a fare deve essere pensato, verificato, realizzato e certificato da un professionista tecnico.

Il processo potrebbe essere riassunto in questo modo: lo scopo è nobile, la responsabilità del professionista è elevata, i risultati sono scarsi.

Se tutto ciò è vero – e purtroppo lo è, drammaticamente – i nostri politici possono vantarsi di aver risolto il problema, i diretti interessati verificano quotidianamente che non è vero ed i professionisti hanno portato a casa notevoli responsabilità -cioè la possibilità di essere chiamati a rispondere (civilmente e penalmente)- per un operato ridotto ad essere considerato il “disegnetto” ed un “timbro” in un modulo cui aggiungere qualche crocetta.

La realtà è un’altra, dal punto di vista etico ma non solo. Quando ci troviamo in presenza di opere non conformi non ha alcuna importanza il pagamento ridotto al professionista, questi è comunque il capro espiatorio, e nel caso prospettato non ha modo di salvarsi. Non basta il migliore degli avvocati e nemmeno piangere sul latte versato.

Le soluzioni sono solo due, accomunate dallo smettere di improvvisare: acquisire le competenze ed applicarle in prima persona rigorosamente oppure delegare. In entrambi i casi possiamo esservi di aiuto, nel primo caso con una consulenza -generale o specifica- o, nel secondo,  con l’intera effettuazione delle prestazioni necessarie, dal progetto alla certificazione.

autore: Massimo Meneghin

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