L’architetto creativo, quello che segue solo il proprio istinto artistico, è definitivamente tramontato o quanto meno relegato a pochissimi esempi. La maggior parte di architetti, geometri, ingegneri e periti lavora sporcandosi le mani ogni giorno con i problemi reali, e questi comprendono il confronto con le problematiche in materia di barriere architettoniche.

La normativa, come è noto a tutti gli operatori del settore, detta una serie di prescrizioni sui singoli elementi, obbligando il progettista a tenerne conto in tutte le fasi dalla progettazione alla direzione dei lavori fino alla certificazione finale.

Ecco perciò la necessità di produrre l’elaborato grafico e la relazione tecnica che la legge prevede venga allegato al progetto, quindi nelle fasi iniziali del processo edilizio, a dimostrazione del rispetto della norma, anche con l’eventuale applicazione di deroghe quando ne ricorre il caso.

Scontato il controllo nella fase realizzativa di quanto progettato, compito come è ovvio del direttore dei lavori. Questi a fine dei lavori deve rilasciare l’attestazione di conformità, senza la quale non è possibile ottenere l’agibilità del fabbricato.

Quello che vediamo ogni giorno dimostra che spesso la documentazione di cui sopra e non corrisponde alla realtà costruita, il che è un problema vero per chi ha sottoscritto le più classiche carte false. Non è meglio affidare la cosa -in tutto o in parte- a specialisti?

autore: Massimo Meneghin

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