le scale impossibili di Escher

Le nostre abitazioni, che se sentiamo davvero nostre diventano per ciascuno di noi  “la mia casa“, dovrebbero essere il massimo dell’ospitalità, quanto meno nei confronti di noi stessi. Peccato che al più piccolo problema il nostro nido diventa il nostro principale nemico, specie a causa delle barriere architettoniche.

Possiamo di certo prendercela con chi ci ha mandato certe malattie, se possiamo usare questa brutta parola, anche solo temporanee, ed imprecare a ripetizione oppure prendere in mano la situazione e vedere cosa si può davvero fare, ed a quali condizioni. Perché molto si può fare e, naturalmente con le eccezioni del caso, è più semplice di quello che si pensi.

Le barriere architettoniche sono il nostro cruccio, sono anni che se parla ed alcune cose effettivamente sono state fatte. Di certo però la sufficienza non  stata raggiunta, e dovremmo puntare all’eccellenza.

La normativa vigente da molto tempo dovrebbe aver fatto progettare e costruire solo edifici rispettosi di quanto sopra ma purtroppo spesso notiamo non essere così. I fondamentali concetti guida ed i requisiti previsti non hanno vita facile: l’accessibilità sventolata ai quattro venti non è tale, il concetto di visitabilità è utilizzato più a sproposito che altro e l’adattabilità serve a giustificare qualsiasi cosa.

Si può fare meglio, fino ad ottenere:

autore: Massimo Meneghin

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