Cartelli indicatori

Massimo Meneghin cartelli indicatori

Il nostro mondo è pieno di cartelli indicatori, potremmo affermare che è didascalizzato, visto che quasi ogni cosa che vediamo ha sotto o di lato una scritta.

Può trattarsi del titolo dell’opera, poche volte perché non sono molte le opere che incontriamo e comunque poco ci importa, di sicuro, dei “bei” titoli di opere brutte.

Troviamo più spesso le indicazioni che ci aiutano a trovare la giusta direzione, dai cartelli stradali che verranno superati dall’uso dei navigatori e quindi sono destinati a sparire, all’elenco dei reparti, negli edifici quali centri direzionali o industrie nei quali orientarsi è impossibile. La mitica immagine del labirinto non regge il confronto con uno qualsiasi dei nostri ospedali…

Ma c’è di più, se quanto sopra è giustificato, e come tale accettabile, ci riesce difficile digerire che ad opere eseguite si debbano aggiungere cartelli per la sopravvivenza del fruitore: tutta quella serie di “avvertimenti” che vanno dal gradino (cosa che ha originato perfino la produzione in serie…) alla trave (ma che ci fa un componente strutturale così basso sul nostro percorso?), passando il verso di apertura delle porte (evidentemente incomprensibile per il cittadino medio) per terminare con tutto quello che non funziona.

Non è un teorema ma, anche senza la rigorosa dimostrazione che la matematica ci ha insegnato, enunciamolo:

cartello = problema

autore: Massimo Meneghin

 

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