Isole ecologiche (?)

Massimo Meneghin isole ecologiche

Rifiuti ovunque. Al massimo “inscatolati”.

Sono un grosso problema, da tempo studiato e con proposte per la soluzione che si sono susseguite una all’altra, sicuramente apportando dei miglioramenti ma -di fatto- quello che vediamo oggi nelle nostre città non può essere considerato sufficiente.

La quantità di prodotti che consumiamo è notevole, segno di un benessere sicuramente molto diffuso. In parallelo sono però cresciuti gli scarti, quella parte del prodotto che non può essere utilizzata ma deve essere allontanata.

Il processo in atto, frutto di una sensibilità recente, punta al recupero di quanto più è possibile di ciò che fino all’altro ieri consideravamo rifiuto. Questo processo porta con se la divisione dei materiali: posso ridurre gli scarti se li distinguo in gruppi omogenei, li raccolgo e conferisco separatamente a chi li può riutilizzare.

Non si può che lodare la riduzione degli scarti veri e propri che, non dimentichiamolo, finiscono inceneriti (cioè bruciati, producono nei migliori dei casi corrente elettrica ma anche- in qualsiasi modo la si pensi- anche dei fumi…) oppure conferiti in discarica (il che detto in parole povere significa spesso sotterrati in terreni su cui viene steso un telo a protezione del nostro ambiente, nella convinzione che sia imperforabile (!) e che magari nel tempo il problema si risolva da se…)

Questa divisione ha però moltiplicato i contenitori, che hanno letteralmente invaso i nostri marciapiedi. Solo a volte sono parzialmente nascosti con divisori o interrati, con costi di realizzazione e gestione notevoli: le isole ecologiche, che di bello hanno solo il nome.

Di sicuro è arrivato il tempo in cui affrontare seriamente questo tema, elaborare e mettere in atto le soluzioni del caso!

 

autore: Massimo Meneghin

 

Una risposta a “Isole ecologiche (?)”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *