Monumenti nelle rotonde

Massimo Meneghin monumenti nelle rotonde

Nell’infinito pieno che ci circonda si sono venuti a creare, per sole esigenze legate al traffico automobilistico, dei vuoti: le rotonde. Spazi di risulta, non transitabili e naturalmente ubicati in posizione centrale, quanto meno dell’intersezione stradale.

Un tempo venivano inerbati ma ora la manutenzione è ritenuta troppo costosa. Qualcuno si è convenzionato con un vivaio, che se ne prende cura apponendovi un cartello pubblicitario, così si becca la sanzione perché vietato…

Altri hanno pensato di collocare statue e simili, in alcuni casi sono stati indetti pure dei concorsi, con risultati di ogni tipo. Di certo dovremmo chiedere un parere a qualche esperto, del traffico e della mente.

E’ ammesso, infatti, porre nel fulcro della visione in corsa un oggetto che possa distrarre? Non per nulla è proibito pure l’ubicare cartelli pubblicitari, di qualsiasi misura. Delle due l’una: o quello che viene collocato è talmente misero da essere ignorato da tutti (ma allora tanto varrebbe non sprecare soldi per questo) o chi circola è in pericolo (con ovvie responsabilità dell’ente gestore la strada)!

E di questo bisogno di riempire i vuoti non ci diciamo nulla? Horror vacui (paura di doversi interrogare), bisogno di arte (che si ritiene corrispondente al bello) che riequilibri il nostro ambiente (che sappiano essere brutto), ruffianamento dei  cittadini (cui sono stati fatti i marciapiedi prima delle scorse elezioni), volontà di passare alla storia quale mecenate (mai i Medici facevano diversamente), altro?

La motivazione più probabile è quella più ovvia: celebrare quanto più rappresenta questi anni, con un monumento all’inutilità.

 

autore: Massimo Meneghin

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