Verde (quanto?)

Massimo Meneghin verde quanto

L’importanza del verde, specie dove è carente, di certo non deve essere spiegata, è il nostro comportamento a sembrare irrazionale se non autodistruttivo.

Abbiamo costruito dappertutto, rovinato aree paesisticamente di pregio, fatto sottostare l’interesse di pochi a quello di tutti, e questo per moltissimo tempo, oggi compreso.

Ci ritroviamo ad abitare in città che sembrano periferie, e di queste ultime meglio non parlare, la qualità è molto bassa nella maggior parte dei casi e per rimediare cosa facciamo?

Dappertutto ci sono muri, a terra asfalto, sono rimasti pochi scampoli di verde, non parliamo dei parchi ma di quella sorta di spazi di risulta, che, forse nel tentativo di abbellirli o di nascondere aree problematiche, venivano piantumati: marciapiedi, rotonde, spartitraffico ma anche corti e sponde di canali.

Oggi non sembra esserci alternativa all’eliminazione del verde -tutto-con vantaggi evidentemente ritenuti enormi per la collettività: dalla riduzione del costo della manutenzione alla pulizia delle calzature, niente radici affioranti su cui inciampare, si può correre dappertutto con l’automobile ed anche parcheggiare, pure quando piove, basta fango, zero uccelli, ecc.

Vero che si parla di piantumare le facciate (il cosiddetto verde verticale) ma anche questo non fa che confermare la tendenza in atto: l’interiorizzazione e privatizzazione delle aree verdi (giardini, attici, terrazzi, orti, ecc.) probabilmente dovremo scordarci di poter fare due passi incrociando una pianta o un albero ed anche recarsi in un parco urbano, recintato, non fa che confermare la cosa.

Un conto è vivere in un ambiente di qualità, un altro andare al museo!

 

autore: Massimo Meneghin

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