Burocrazia, (due) pesi e misure

Massimo Meneghin burocrazia due pesi e misure

Il Canal Grande si è arricchito -secondo alcuni- ma anche si è degradato -secondo altri- a seguito dell’ampliamento di un edificio, destinato ad albergo e dall’aspetto tradizionale, sostanzialmente raddoppiato dalla costruzione di una sorta di cubo rivestito in pietra chiara.

La cosa non passa certo inosservata, siamo a Piazzale Roma, dove arrivano e transitano moltissime persone.

I pareri non si sono fatti attendere. Da una parte chi grida allo sfregio, dall’altra coloro che rivendicano il diritto della contemporaneità di lasciare qualche proprio segno, come sempre avvenuto in passato.

Lungi da me l’idea di infilarmi in questo ginepraio, a meno che non mi venga esplicitamente richiesto, di certo non è possibile non far notare come in passato sono state bocciate opere sicuramente di maggior pregio e di minore impatto -diciamo dall’ospedale di Le Corbusier al palazzetto di Wright- e tutta la storia dell’edilizia corrente, minore o come la si voglia chiamare è costellata di dinieghi.

Molti colleghi ed appassionati di architettura piangono ancora certe mancate realizzazioni, le quali -non me ne voglia nessuno- erano di ben altra qualità. Il motivo è ovvio la non compatibilità con la città, lo stesso che impedisce ad un cittadino di fare la canna fumaria su una facciata secondaria di un edificio in una calle persa, ovviamente per mettere a norma la caldaia, obbligatoria per legge. Fare quello di cui stiamo trattando è invece conforme ai principi di tutela della città più bella al mondo, si chiama burocrazia, ha due pesi e due misure.

 

autore: Massimo Meneghin

 

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