Burocrazia, il big data

Massimo Meneghin burocrazia il big data

Montagne di dati, in continuo aumento, sono sempre utilizzabili grazie alla potenza di calcolo in parallelo incremento a costi in decrescita.

Anche la burocrazia ci chiede di comunicare un numero sempre maggiore di dati, per l’ovvio motivo legato al controllo.

Non bastasse l’entità dei dati che siamo chiamati a raccogliere e a comunicare, o meglio dichiarare, subiamo l’aggravante della ripetizione: lo stesso dato deve essere ripetuto dallo stesso soggetto in più occasioni.

Quale il senso?

Lo stesso che si riferisce al fornire dati su altri che a loro volta comunicano dati che riguardano noi. E che dovrebbero coincidere…

La tendenza sempre più estesa è quella del tracciamento delle operazioni, dai pagamenti tramite assegni o bonifici all’uso delle carte di credito o debito ma anche scontrini “parlanti”. Ma allora se tutto viene comunicato alla “fonte” quale senso ha il ri-comunicare, ad esempio nell’elenco dei clienti e dei fornitori, sia di chi ha pagato che di chi ha incassato, dati che sono già noti?

L’avere tutti questi dati disponibili alla fonte dovrebbe liberarci dagli adempimenti, non oberarci di inutili obblighi, non si vuole scomodare la teoria del big data ma semplicemente evidenziare come lo scopo non è quello che sembra ma -sicuramente- un altro.

 

autore: Massimo Meneghin

 

2 risposte a “Burocrazia, il big data”

  1. Io credo che una mancanza grave della società italiana sia l’incapacità o la scarsa capacità di predisporre i piani generali di organizzazione di tutti i servizi. Mi rendo conto che si tratta di un impegno difficile e gravoso ma rappresenta il fondamento di qualsiasi attività importante. Io stesso non ne saprei nemmeno ragionare però capisco che prima di discutere, di decidere, di cambiare, di ricambiare le disposizioni di dettaglio (come si sta erroneamente facendo), prima di tutto questo bisognerebbe aver chiaramente stabilito le grandi linee, la strategia generale da seguire. Faccio alcuni banali esempi. La viabilità: prima di mettersi a fare autostrade da tutte le parti bisognerebbe aver compilato e discusso a lungo il progetto generale di tutte le autostrade future e solo dopo passare alla loro realizzazione. Nel corso degli anni bisogna rispettare al cento per cento questo piano generale e, quando diventa sorpassato, prima di fare nuove autostrade aggiornare detto piano generale e solo a posteriori partire con le nuove opere. Lo stesso con la comunicazione, con le tasse, con il lavoro, con l’industria, con i trasporti: con tutto. Invece è tutto raffazzonato: si fa poi si disfa poi si rifà. Mi ripeto. Il difetto sta nei piani generali che o non esistono affatto oppure sono troppo generici e raffazzonati.

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