Burocrazia, l’applicabilità

Massimo Meneghin burocrazia l'applicabilità

I siti inquinati ormai non si contano più, e nemmeno il loro grado di tossicità. Abbiamo sia la quantità che la qualità, cosa chiedere di più?

Come da proverbio piangere sul latte versato non ci porta molto lontano, meglio affrontare l ‘oggi, con lo sguardo ben puntato sul futuro.

Premesso che nulla può essere più anacronistico che guardare avanti, il che fare quando si opera su siti “difficili” non può che essere quello determinato dalla normativa. Questa non è solo un limite ma, al contrario, dovrebbe costituire  l’orientamento dell’operare collettivo per scopi che si vorrebbero comuni: che succederebbe nel traffico automobilistico se non condividessimo il semplice stare a destra?

Ovviamente non tutto è rose e fiori, anzi. Nel caso specifico il rispetto delle norme è spesso impossibile, o meglio è attuabile solo per i teorici che riempiono i salotti televisivi e per color che li ascoltano, evidentemente avulsi dalla realtà (i primi ma anche i secondi…).

La burocrazia dovrebbe fare i conti con l’applicabilità del proprio sistema, invece basta guardarsi attorno: che ci fanno terreni appetibili in zone pregiate, sono completamente recintati, non hanno nemmeno il cancello di accesso per andare -ogni tanto- a tagliare le erbacce? Semplice: essendo impossibile fare qualsiasi cosa, meglio far finta di nulla, solo che i materiali sotterrati non lo sanno e quindi intaccano falde e quant’altro (l’acqua da bere, ad esempio) mentre a qualcuno dei nostri basta fare la parte del “puro”).

 

autore: Massimo Meneghin

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