Burocrazia, l’asetticità

Massimo Meneghin burocrazia l'asetticità

Leggi asettiche normano tutto. Si deve fare così! E quindi ci diamo principi che diventano prescrizioni di carattere generale da applicare, con la burocrazia, nei casi specifici.

La ragione che le sottende dovrebbe essere chiara, specie nei regolamenti edilizi: le case solide non crollano, le case costruite a distanza non si fanno ombra, le case con impianti ben fatti non prendono fuoco, le case termicamente isolate non consumano e via dicendo.

Qualcuno però dovrebbe guardarsi intorno: un tempo tutte queste leggi non c’erano e quindi le vecchie città tramandateci sono state costruite nel tempo con norme assenti o comunque diverse dalle nostre attuali. Dove invece abbiamo il completo rispetto del corpus normativo recente? Nelle parti di nuova edificazione -ovvio- cioè le periferie, quelle legittime, non quelle abusive.

Tutto bene? Serve aggiungere qualcosa? Vogliamo fare un esempio semplice-semplice? Eccolo: prendiamo Venezia, considerata la città più bella del mondo, che cosa lì rispetta queste norme che riteniamo inderogabili? Nulla! Il che, detto in altri termini, significa che se al tempo fossero state vigenti le nostre amate norme la città non sarebbe stata costruita e men che meno così: dal sito malsano alla distanza tra gli edifici e non parliamo delle aggiunte, dei rimaneggiamenti e dell’affiancare edifici assai diversi, cioè tutto quello che oggi viene ammirato da persone che da tutto il mondo vengono qui per godere di edifici “impossibili”!

La conclusione è scontata: quello della pianificazione è un fallimento, anche se in molti cercano di nascondersi dietro ad un dito, in barba al noto proverbio.

 

autore: Massimo Meneghin

 

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