Burocrazia, l’immobilismo

Massimo Meneghin burocrazia l'immobilismo

Che fare quando si deve resistere a tutto, ma proprio tutto, che ci chiede di cambiare, quando ovunque si subiscono richieste -non più rinviabili- di cambiamento?

Due sono le ovvie ed opposte alternative: andarsene o cambiare!

Apparentemente, o in teoria?, non va via nessuno e di cambiare non se ne parla, nel senso che non si fa di certo ma se ne parla alla stragrande. Con l’ovvio scopo di nascondere il contrario: il cambiamento o si fa -senza dirlo- o se ne parla -senza farlo!

Prendiamo -ma siamo sicuri di volerlo fare?- i partiti politici, cambiano i nomi ma le persone sono sempre le stesse, perfino gli ultimi arrivati sono nell’ambiente da troppi anni. Chi crede più che il cambiamento si abbia col nome quando i brutti ceffi sono i medesimi e dicono le stesse cose, delle quali è già stato dimostrato l’esito nefando?

Nella burocrazia è lo stesso, lo insegnava già il gattopardo, tutto deve cambiare perché nulla cambi! E’ di oggi la norma che consente di licenziare i dirigenti pubblici, ma questi non lo sono già, da sempre, per definizione?

E’ l’immobilismo mascherato a consentite il perpetrarsi di questo stato di cose, contro tutto e contro tutti. Non è troppo diverso dal muoversi del prestigiatore, che richiama la nostra attenzione muovendo con maestria una mano mentre con l’altra…

 

autore: Massimo Meneghin

Una risposta a “Burocrazia, l’immobilismo”

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