Burocrazia, l’indifendibile

Massimo Meneghin burocrazia l'indifendibile

Tutti parlano, o parliamo, di innovazione, più ancora che di calcio, donne e politica, le quali sembravano -quanto meno fino a ieri- lo sport nazionale e come tali insuperabili.

Qualcuno pure la fa (l’innovazione, non la chiacchiera) ed altri ci provano (con le difficoltà ed i risultati del caso) ma dov’è che proprio non si può innovare, ed anzi nemmeno a provarci? La zona off-limits è la burocrazia.

L’attività svolta da questa in favore ed all’insegna del bloccare tutto, con risultati nefasti (non nel senso di non esserci riuscita ma -al contrario- di averlo fatto tanto bene da paralizzarci completamente) è nulla se paragonata con quanto arroccamento si sia messo in atto per l’autodifesa del sistema. La burocrazia, infatti, si autoprotegge da sola. Non solo ci distrugge ma mette in atto tutte le misure necessarie e sufficienti per farlo anche  in futuro, per sempre, se possibile, dal suo punti di vista.

E’ questo il suo principale scopo. Ci ricorda la difesa, in un certo senso, ed anzi nello stesso e medesimo senso, dei grossi rettili che non volevano scomparire malgrado le glaciazioni…

Secondo i diretti interessati nulla può/deve cambiare, anche perché se qualcosa si modificasse salterebbero molte cose, e loro sarebbero i primi.

Difendere l’indifendibile non è una contraddizione di termini, è la (loro) logica quotidiana. Non facile da applicare -però- specie se la partita è “pochi contro molti” eppure ancora una volta vincono (loro/pochi) e perdiamo (noi/molti).

Quale la strategia che li fa vincere? Sottile e perfida, naturalmente: applicare il nuovo per dare un vestito apparentemente aggiornato al vecchio. Il marcio vestito a festa!

autore: Massimo Meneghin

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