Burocrazia, l’irrazionale

Massimo Meneghin burocrazia l'irrazionale

Un apparato di norme non può che essere fortemente razionale, per essere accettato e per essere applicabile.

Nessuno contesta questo assunto, anzi spesso nei pareri legali e nelle sentenze troviamo spiegata la ratio della norma e di conseguenza il motivo per cui determinati comportamenti vengono censurati: non rispettano la ragione implicita della norma.

Da ciò si deduce che l’insieme legislativo e l’apparato che lo applica -in una parola la burocrazia– sono razionali.

Mi pare di vedere i nasi che si storcono, le bocche sorridenti di alcuni e quelle digrignate da altri: quale è la ratio di cui ci parlano i giudici?

Se riusciamo a riderci sopra, magari non troppo amaramente, potremmo farci qualche “domandina”, più o meno ironica.

Non si vuole generalizzare, ci sono anche esempi virtuosi, ma quelli eclatanti purtroppo non mancano, eccone uno e cerchiamo di non andare oltre: nell’esaminare una pratica edilizia alta trenta centimetri siamo certi che la prima e più importante cosa da fare sia il controllo della data stampata sulla marca da bollo? La risposta è affermativa, visto che la legge lo prevede, però con tutti i problemi che oggi ha un paese come questo come si può perdere del tempo in queste cose, sia nel legiferare che nell’applicare?

E’ forse un problema di organico degli uffici? Anche in questo caso si deve dire di sì, specie se come accade in molti uffici la metà del personale ha la qualifica dirigenziale e quindi dirige l’altra metà, quella che materialmente fa qualcosa, cioè -ripetendo- controlla la data sulla marca da bollo.

 

autore: Massimo Meneghin

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