Ridurre le strutture portanti

Massimo Meneghin ridurre le strutture portanti

La storia dei recenti crolli in Italia ha del paradossale.

Cito a memoria alcuni esempi:

– crollo di palazzina durante i lavori di ristrutturazione: l’impresa lavorava nel piano terreno di un condominio plurilivello ed ha rimosso l’unico pilastro esistente all’interno, forse dava fastidio…

– crollo di palestra a seguito di nevicata: eccezionale secondo il calcolatore, ma, visto che ad andar giù è stata solo questa copertura, non dello stesso parere il giudice che lo condanna…

– crollo dell’ampliamento di una scuola per il terremoto, ma dell’intero paese i danni sono solo questi, perfino la vecchia scuola è rimasta su: quali calcoli saranno stati fatti, come sarà stato validato il progetto e collaudato l’opera…

– crollo dell’intero condominio a seguito di sopraelevazione: possibile che si pensi sempre che le strutture possano sopportare un piano in più, anche quando quella in corso di costruzione è l’ennesimo livello che viene aggiunto allo stesso piano terra mai rinforzato…

– crollo di capannoni per il mancato collegamento tra pilastri e travi: queste ultime semplicemente appoggiate e quindi portate fuori sede dal sisma, quando l’inserire in fase di costruzione un semplice perno sul pilastro e fare il corrispondente foro sulle travi avrebbe avuto un costo irrisorio…

Che cosa hanno in comune gli accadimenti sopra riportati? Ovviamente il risultato, ad un risparmio più o meno limitato è corrisposto un danno enorme, e spesso a quello economico si è aggiunta la perdita di vite umane, ma anche la causa è la stessa, e non servono i super-specialisti per capirlo, è la riduzione delle strutture portanti, operazione della cui intelligenza non conviene nemmeno iniziare a parlare.

 

autore: Massimo Meneghin

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