Allagare le città

Massimo Meneghin allagare le città

Gli allagamenti in campagna sono peggio che fastidiosi ma in città sono insopportabili.

Gli agglomerati urbani, infatti, devono essere dotati di infrastrutture, dalle strade ai servizi, corrente elettrica, gas, acqua potabile e fognatura per consentire l’abitare di un consistente numero di persone in spazi ridotti.

La fognatura serve ad evacuare le acque, che sono di due tipi, le luride o nere, quelle provenienti da cucine e bagni, e le bianche, portate dalle piogge. Senza questi servizi si torna al medioevo e, infatti, spesso le nostre città vanno sott’acqua!

Non può essere questa la sede per il trattamento approfondito delle tematiche ma alcune osservazioni sono doverose: se crolla un palazzo è evidente che ci sono grosse responsabilità, la magistratura persegue da subito progettista, direttore dei lavori, impresa costruttrice, collaudatore, gestori e abitanti, se si finisce allagati per l’ovvio non funzionamento di una rete progettata, costruita, collaudata e gestita in un certo modo non succede nulla pur se i danni sono cospicui, quasi fosse una calamità naturale ma così non è! Se crolla un edificio il calcolatore viene imputato per non aver stimato correttamente i carichi o per non essere riuscito a  scaricarli a terra, oppure la responsabilità passa all’impresa, che ha mal costruito, o al collaudatore, che ha certificato l’intero processo. Qual è la differenza con le fognature? Se si viene allagati qualcuno ha mal stimato la quantità di acque da far defluire oppure ha redatto un progetto inefficiente o questo è stato mal realizzato ed addirittura collaudato o infine gestito in modo scorretto o carente, eppure nei manuali e neppure in giurisprudenza non si parla di impunità per definizione.

Troppo spesso si usa la favoletta dei fiumi cattivi mentre le responsabilità sono in moltissimi casi da attribuire alla fognatura, e quindi a chi la gestisce: allagare le città è un crimine.

 

autore: Massimo Meneghin

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