Intasare le golene

Massimo Meneghin intasare le golene

Dal regime torrentizio studiato a scuola al ricordo del modus operandi dei romani: il variare della portata dei corsi d’acqua difficilmente può essere controllato, e comunque solo entro certi limiti. Che cosa facevano perciò i nostri antenati? Semplicemente lasciavano che, alla bisogna, l’ingrossarsi dei fiumi trovasse l’area in cui espandersi, per ritirarsi successivamente: le golene.

E noi? Noi no, troppo semplice! Noi siamo più bravi e facciamo meglio. Perché, infatti,  non costruire case, ma non baracche, ovvio, nell’area che quegli sciocchi dei romani lasciavano intonsa? Perché non coltivare, alberi, viti e tutto quanto può frenare la corsa dell’acqua? Che sarà mai, cosa vuoi che succeda, non lo sanno tutti? E poi, quando avviene l’esondazione, perché questo non può non succedere, ce la prendiamo, nell’ordine con Giove pluvio (cattivo) e con l’inquinamento (sempre e solo causato dagli altri, non dalle nostre automobili, non dalla fabbriche dove lavoriamo) e pensiamo a come rimborsare chi ha costruito in aree inedificabili.

Ma c’è qualcuno che si interessa della prevenzione dei dissesti idraulici? Certo, perché il problema è noto, reale ed anzi non ignorabile, per questo gli enti territoriali interessati hanno istituito appositi uffici con questo preciso e specifico scopo. Tutto a posto, quindi? Forse, non si vuole generalizzare ma una semplice navigazione in rete (tutto viene reso noto, deve essere capita l’incredibile quantità di cose fatte…) ce ne mostra i risultati: pochi interventi, puntuali e quasi sempre di manutenzione degli argini o simili, di analisi dell’esistente e di interventi di modifica non se ne parla (mai tirarsi contro nessuno) ma si indica cosa fare in caso di calamità, il che non è prevenzione e soprattutto, se non conosciuto dalla popolazione che dovrebbe applicarlo, è del tutto inutile (salvo il giustificare alcuni operati ed i relativi compensi…)

 

autore: Massimo Meneghin

Una risposta a “Intasare le golene”

  1. Del tuo capitolo “Idraulica” condivido pienamente quanto figura su “Tombare i fossi” e “Intasare le golene”. A questo punto vorrei tu aggiungessi il terzo importante capitolo: “Disastrare la fognatura urbana”.
    E qui ci sarebbe un’intera enciclopedia da scrivere cominciando dall’errore atavico di aver prediletto la fognatura “mista” che colpisce al cuore l’ambiente, per continuare sulla necessità inascoltata di unificare più sistemi fognanti in modo da avere pochi grandi ed efficienti impianti di depurazione per finire, in contrapposizione, con la trattazione delle fognature pessime di cui sono dotate le nostre città, cominciando dalla mia: Mestre.
    Ciò che mi colpisce è il fatto che i media versino fiumi di parole riguardanti, giustamente, il sistema primario di scolo acque (fossi, canali, fiumi, bonifica ecc.) che è quello che colpisce più drammaticamente ma che sorvoli intenzionalmente su allagamenti molto meno gravi ma pur sempre allagamenti e che sono dovuti alle colpevoli inefficienze della fognatura. Io credo che questa sia materia molto pertinente per voi architetti e che sarebbe molto utile discuterne nel tuo sito.

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