Azzoppare gli edifici

Massimo Meneghin azzoppare gli edifici 1

La pratica di un tempo, quella che dava gli edifici “belli”, prevedeva che gli stessi spiccassero dal terreno.

La classica sequenza dal basso verso l’alto mostrava perciò un basamento su cui poggiava l’edificio o la parte di questo. In perfetta analogia alla sommità veniva collocato un coronamento, appunto per “finire” l’edificio. Lo si vede molto bene nei palazzi ma anche nelle colonne di un tempo, che “iniziano”, si “sviluppano” e “terminano”.

Noi oggi operiamo diversamente, il che ovviamente non ci consente in questa sede paragoni di alcun tipo. Qui ed ora, invece, si vuole porre l’attenzione su un atteggiamento applicato in molti casi a livello del piano di calpestio: l’abbattimento dei dislivelli.

Non si tratta di spianare le colline o riempire i canali ma quando vi sono alcuni gradini e vi è la possibilità tecnica di farlo si agisce “riempendo”, ottenendo perciò un solo livello, pianeggiante e di più facile transitabilità. Palese che vi siano meno ostacoli, il che favorisce la deambulazione, specie alle persone per le quali questa apparentemente facile operazione non è tale.

Tutto bene perciò? Funzionalmente di certo, altrettanto però non si può dire in relazione agli aspetti indicati in apertura: che ne è stato del basamento, quello che rendeva slanciato l’edificio?

L’edificio così facendo è stato letteralmente azzoppato

Massimo Meneghin azzoppare gli edifici 2

 

autore: Massimo Meneghin

 

 

2 risposte a “Azzoppare gli edifici”

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