Copiare il peggio

Massimo Meneghin copiare il peggio

Il verbo “copiare” richiama tristi pratiche scolastiche, perseguite dagli insegnanti-carabinieri. Il motivo ovviamente c’è, sia per chi copia per chi cerca di impedirlo.

Il verbo “imitare”  ha una invece connotazione assai diversa.Pensiamo all’imitazione della natura, considerata per secoli l’unico modo per raggiungere la bellezza. Chi potrebbe criticare una pratica del genere? Nessuno, si tratta del massimo della nobiltà d’intento. Qualcuno potrebbe però dire che sempre di copiare si tratta…

L’argomento è intrigante, specie quando dalla semplice imitazione si passa all’interpretazione, affatto interessanti sono invece le pratiche odierne, detestate da molti ma praticate da un numero ancora maggiore di persone, a cui qualche spiegazione dovrebbe essere chiesta, ad esempio in sede di rilascio del Permesso di Costruire di certi edifici si potrebbe chiedere non solo il rispetto delle distanze dai confini e della volumetria massima assentibile ma anche, molto semplicemente: perché così?

Ecco perciò un’esemplificazione della “domandina” (oggi il diminutivo va di moda, tutto è “ino”, dall’aiutino in su) che si potrebbe fare: “Più che comprensibile si sia smesso di imitare il mondo che ci siamo trovati attorno, anche perché lo abbiamo distrutto e di bello non è rimasto nulla, però dovendo copiare si doveva proprio prendere a modello il peggio del peggio?”

 

autore: Massimo Meneghin

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