Costruire dappertutto

Massimo Meneghin costruire dappertutto

Case ovunque. Si è costruito dappertutto. Non solo nel dopoguerra, quando evidentemente si doveva ricostruire, ma da allora si è smesso solo oggi, si pensi ai recenti capannoni eretti per sfruttare le agevolazioni fiscali, vuoti, desolatamente vuoti, diventati il supporto per i cartelli “vendesi” e “affittasi”.

Il risultato è visibile ogni giorno, il bel paese rovinato. Per il tornaconto di pochi siamo stati tutti danneggiati. Eravamo in possesso della classica gallina dalle uovo d’ora e gli abbiamo tirato il collo, bravi non c’è che dire.

Il settore delle costruzioni, trainante per l’economia, forse come nessun altro, è stato strangolato per l’eccesso di offerta ottenuto da una dissennata politica economica, la cui responsabilità non può essere scaricata sull’imprenditore edile.

Ora, dice qualcuno, siamo senza futuro. Ed ecco i sapienti proporre il condono edilizio, cioè l’ammissione di ogni nefandezza in cambio di quattro soldi, che però ci costringeranno a spenderne molti di più per i servizi da fornire. Peggioriamo il nefando ed indebitiamoci ancora di più, geniale, non c’è che dire, è l’ennesimo affarone!

Qualche riga andrebbe invece tracciata, non si può pensare che la riduzione delle nuove costruzioni, nel bene e nel male, sia solo effetto della crisi economica, per cui se dovesse finire riprendiamo a fare tutto come prima. Ci deve essere una strategia di lungo periodo da attuare nel tempo, anche perché senza di questa nulla può cambiare, se è così (ed è così!, piaccia o meno) non resta che liberarsi di tutti coloro che sanno fare solo le propostine-suppostine per risolvere il problema contingente.

Chi viaggiando decide ad ogni incrocio, senza criterio, se andare a destra, diritto o a sinistra? Quelli senza meta…

 

autore: Massimo Meneghin

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