Didascalizzare il mondo

Massimo Meneghin didascalizzare il mondo

Questo mondo è didascalizzato. Ogni immagine che vediamo viene integrata da note scritte che ci spiegano quello che stiamo vedendo.

Può essere utile e può distrarre, naturalmente, ma ovviamente condiziona la fruizione che non è più “libera” ma -appunto- “condizionata”, dovendo necessariamente andare a cercare -fino a trovare- il contenuto del testo appena letto.

Sarà anche un mito romantico che si contrappone alla razionalità, potremmo considerarlo un modo per acculturarci o solo per evitare brutte figure -e naturalmente ognuno la pensa come crede- ma sui modi credo possiamo essere tutti in sintonia: c’è modo e modo.

La storia della pittura ci mostra molti modi per indicare i dati dell’opera, dalla targhetta sul quadro al pannello nel museo, ma è la realtà, il mondo in cui viviamo a mostrare la maggiore “creatività”. In quale altro modo chiamare, infatti, quello che vediamo?

Prendiamo il caso documentato fotograficamente, la tomba Brion nel cimitero di Caselle di Altivole (Treviso), opera di Carlo Scarpa. Si tratta di un vero e proprio capolavoro dell’architettura recente, probabilmente criticata o non apprezzata da molti ma annoverata in molti testi di storia dell’architettura per la rilevanza che riveste questa straordinaria e particolarissima architettura. Non è raro trovare persone venute da lontanissimo per visitare il nostro paese e che si spingono fino a qui per ammirarla, in rigoroso silenzio osservando tutto perché letteralmente tutto è disegnato, nel senso di progettato.

Ebbene che cosa vede chi si appresta ad entrare nello spazio di cui sopra: sul muro, la cui trama è stata opportunamente progettata, spicca un bel cartello, attaccato in modo da essere ben visibile che, rovinando l’area, invita a non lasciare oggetti nelle auto parcheggiate, evidentemente perché i furti sono frequenti.

Utile o dannoso?

 

autore: Massimo Meneghin

 

 

 

 

 

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