Fare senza pensare

Massimo Meneghin fare senza pensare

Serve spiegarlo?

Un disegno vale mille parole, allora una fotografia potrebbe corrispondere a diecimila vocaboli.

Barzellette e magliette che vorrebbero essere spiritose riportano da sempre il problema del collegamento tra cervello e bocca, il che sembra ovvio ma troppe volte si assistono a discorsi privi di logica. Evidentemente non si parla per comunicare ma “tanto per parlare”, non vi è alcuna logica ma nemmeno scopo, se non quello -assai sottile- di stare al centro dell’attenzione, nascondere qualcosa (ad esempio il vuoto!) o simili amenità.

Se il parlare senza pensare è grave -quanto meno a parer mio, e non credo di essere il solo- fare senza pensare è molto peggio. Gli esempi non mancano, le giustificazioni -più o meno plausibili- nemmeno.

Prendiamo la foto riportata, pur nella ridotta dimensione dell’opera ci racconta un intero mondo: la pavimentazione di un ampio marciapiede dove sono previsti dei punti in cui piantare gli alberi, che ci sono ma in posizione diversa, e con la pavimentazione fin contro la corteccia.

Un semiologo strutturalista potrebbe dirci che il progetto prevedeva lo spostamento degli alberi, che però questo non si è fatto per cui in attesa di tempi migliori si è confermata sia la posizione degli alberi attuali che di quelli futuri.

Come dire: va bene tutto!

Invece: non va bene nulla!

 

autore: Massimo Meneghin

 

5 risposte a “Fare senza pensare”

  1. marciapiede via Miranese Mestre

    Cosa hanno pensato gli autori di questo capolavoro, eseguito meno di mezzo anno fa, quando hanno ritenuto di poter annullare la caratteristica precipua di questa pavimentazione di marciapiede (via Miranese a Mestre, di oltre un km di lunghezza ) cioè quella di essere una pavimentazione flessibile, ritenendo erroneamente di poter renderla assolutamente rigida sigillando i giunti con boiacca di cemento? Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Ma il bello deve ancora venire, basta aspettare la prossima mossa con cui si vorrà dimostrare che non si è trattato di un fiasco colossale come sempre sono gli errori di concetto.

    1. prima riparazione
      Ecco. La prima delle prossime 500 mosse è già arrivata: si è rifatta una parte della sigillatura eseguita nel gennaio scorso.
      Come si vede dalla foto l’avventura continua perché più in basso è già ora di riaprire il cantiere e rifarne un’altra parte. Ciò si ripeterà all’infinito o almeno finché l’impresa esecutrice (molto brava ad accettare lì esecuzione di un’opera errata nei principi e di cui deve rispondere per anni ed anni) non si rifiuterà di farlo a sue spese come ha fatto ora.
      Nel frattempo sarà arrivato il momento di rifare ex novo tutta la pavimentazione (oltre un chilometro) per “finalmente migliorare un’opera essenziale”.
      Colpe? Nessuna e di nessuno, solo denaro buttato al vento, come al solito.

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