Ignorare il destinatario

Massimo Meneghin ignorare il destinatario

Un sicuro incremento della qualità complessiva della nostra fruizione potrebbe derivare dalla maggiore attenzione a… noi.

La cosa sembra tanto ovvia da non dover essere spiegata ed anzi nemmeno riportata. Ma non è così, come appare in tutta la sua disarmante realtà a chiunque guardi con attenzione l’ambiente in cui viviamo.

Come sempre non si intende generalizzare, non tutto è così, anzi vi sono casi esemplari,  ma -purtroppo- sono rari, al punto da considerarle eccezioni.

La regola è un’altra. Lo vediamo molto bene quando in auto non riusciamo a parcheggiare in città, pur se la circolazione è ammessa: mancano i parcheggi dove servono, e se li troviamo non riusciamo a portare l’auto sullo stallo e nei casi fortunati le porte non si aprono. Vero che chi ha la spider o il tettuccio apribile non ha problemi, chi ha il portellone può uscire dal bagagliaio, però…

Sintetizzando, si deve smettere di ignorare il destinatario.

La pratica è diffusissima,  più facile identificarla quando si hanno dati oggettivi, perché fisicamente misurabili, ma la cosa non cambia negli altri aspetti, di certo non meno importanti, provocando il nostro malessere: quanto male stiamo nelle nostre case? Come si vive nelle nostre città?

Un esempio, che dimostra anche come non vi sia differenza tra il modo in cui facciamo le cose più piccole e quelle più grandi (qualcuno aggiungerà che entrambe vengono fatte nel peggiore dei modi…) sono le casette per i pennuti: non sono certo fatte per loro ma per noi, che ci proiettiamo su loro senza minimamente prendere in considerazione i bisogni altrui: non sono nidi e gli uccellini le rifiutano!

 

autore: Massimo Meneghin

 

 

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