Oggetti vecchi su parti nuove

Massimo Meneghin oggetti nuovi su parti vecchie

Ieri e oggi convivono nel nostro ambiente, ed oggetti vecchi vengono posti su pareti nuove.

Di sicuro perché non tutto può essere rinnovato di continuo ma anche perché vi sono cose che hanno valore, economico e non solo, tale non tanto da non dover essere sostituite ma -al contrario- da meritare di essere conservate.

C’è dell’altro, naturalmente: il nuovo “simile” al vecchio per dire che siamo chiaramente in presenza del rifacimento delle cose di un tempo, come sono i “vecchi” mobili appena usciti dalla fabbrica robotizzata.

Un paio di osservazioni ed un piccolo consiglio spuntano con forza e devono essere riportati.

La prima annotazione riguarda il fuggire dalla contemporaneità che ci indica un insuccesso del nostro modo di fare, evidentemente non accettato e che ha generato lo scollamento tra progettisti, designer, artisti o comunque chi progetta oggi ed i fruitori delle stesse opere.

La seconda è che il presente fa paura, genera incertezza, che molti di noi nemmeno si sentono di affrontare, preferendo rifugiarsi nel noto e tranquillizzante passato, anche se ricostruito in malo modo.

Il consiglio finale riguarda gli accostamenti. Vada per il cancello in ferro battuto (però radiocomandato!), accettiamo (in realtà no!) le finte travi di legno (sono di plastica!) e tutta la famiglia di falsi-senza-pregio però, almeno, si eviti di mettere in sequenza il vecchio dopo il nuovo, l’ordine -e si vede- non può che essere l’opposto. Facendo un esempio, si vuol dire che attaccare un vecchio lampione alla facciata di un edificio dall’aspetto contemporaneo stride, anzi urla!

 

autore: Massimo Meneghin

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