Progettare secondo la legge di Murphy

Massimo Meneghin progettare secondo la legge di Murphy

Non vorrei dover ragione a quelli che sostengono a spada tratta la validità della legge di Murphy, quell’insieme di paradossi che vorrebbero dimostrare come tutto avvenga all’insegna del “se qualcosa può andar male, andrà male” per cui se ci sono due possibilità sarà sempre la negativa a verificarsi.

Il meccanismo è ripetitivo, cogliere dal quotidiano le scene frustranti, applicare definizioni pseudo-scientifiche per ricavare teorie universali. Lo scopo è però ironico! Farci ridere!

Applicato nella realtà, classico è l’esempio della fetta biscottata con marmellata su un lato, che cadendo non può che ruotare fino a toccare terra sulla confettura. Impossibile l’atterraggio sull’altro lato, perché? Per la legge di Murphy!

Qui però si parla di progettazione, come applicare l’universale legge di Murphy al settore delle costruzioni? Mi guardo intorno, qui e ora, perché parliamo di applicazione al mondo reale, e vedo, visto che piove, le pavimentazioni dei parcheggi apparentemente prive di buche ma in realtà alcune ci sono, dove? Ovvio, esattamente dove devo scendere dall’auto! Sul marciapiede che percorro c’è un velo d’acqua che corre e va ad alimentare una mega pozzanghera, dove? Sulla caditoia che potrebbe raccoglierle ed evacuarle? No, la regola parla chiaro: esattamente dove in molti dobbiamo attraversare la strada, con le scarpe inzuppate, come da legge di Murphy.

Devo dar ragione agli adepti? Posso farlo però devo sottolineare come nei casi anzidetti non siamo in presenza di semplici fatalità ma di progetti redatti secondo la Legge di Murphy, o forse addirittura da lui stesso!

 

autore: Massimo Meneghin

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