Progettare senza conoscere il luogo

Massimo Meneghin progettare senza conoscere  il luogo

Ormai è un’epidemia, progetti (e progettisti) a distanza.

Colpa della globalizzazione? Forse. Merito di internet? Anche. La distanza non è più un problema, per muoversi, per comunicare e per lavorare.

Prodotti fabbricati da una parte del mondo (chissà quale?) invadono l’intero pianeta, il progetto è però un prodotto diverso. Nulla vieta di elaborare e sviluppare il proprio lavoro anche in questo caso a migliaia di chilometri di distanza, quello che si ritiene necessario è avere la conoscenza del luogo, in termini generali e specifici. Siritiene cioè che non si possa progettare “bene” senza conoscere la cultura del luogo in cui si opera ma anche le caratteristiche del sito.

Evidentemente si tratta di un assunto anacronistico visto che in ogni direzione, corretto parametro in questo caso, il mondo dimostra di avere preso una orientamento diverso: se ci mandi la piantina ti facciamo il progetto dell’arredo a 50 euro vano (senza muoverci di qui, è ovvio), ti puoi comperare il libro con i progetti già fatti (tanto tutto il mondo è paese), ed allegati in formato vettoriale, così ti basta cambiare il nome del paese e del committente e lo puoi presentare in comune, e naturalmente l’elenco potrebbe continuare all’insegna della rapidità e del basso prezzo, unici valori rimasti.

Brindiamo perciò al mondo in cui ogni problema viene risolto in tempo reale ed a prezzi irrisori, nel quale -è ovvio- non serve parlare di qualità, perché è implicita, solo nei proclami ma che importa, non conta altro!

 

autore: Massimo Meneghin

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