Massimo Meneghin ragionare per compartimenti stagni

In tutto quello che facciamo identifichiamo parti, che separiamo dal resto, potendole così nominare e sulle quali di seguito ragionare.

Che sia frutto delle tassonomie ottocentesche? Non è così importante, lo è di più l’utilità del processo, che ci consente ci focalizzarci su qualcosa e ci evita la dispersione nel mare magno.

In pratica però il successo di tale modus operandi si è spinto così in avanti da far perdere la relazione della parte con il tutto.

Quanti di noi si presentano con nome, cognome e occupazione? Non è un po’ poco? Siamo davvero solo il mestiere che facciamo, disoccupazione compresa?

Possibile che ogni attività sia del tutto chiusa in se stessa, che ognuno pensi solo al proprio orticello, anche dal punto di vista lavorativo? Nelle costruzioni, ad esempio, abbiamo visto molte volte il parere dei vigili del fuoco contrastare con quello della soprintendenza, ma anche il lavoro dell’ingegnere con quello dell’architetto…

Il risultato è ovviamente catastrofico, lo vediamo in ogni momento. Se il bilancio è imperativo, cioè non importa cosa e come ma quanto costa, come volete che vada a finire? Se importa la data di inaugurazione (prima delle elezioni) chi si interessa al fatto che nulla è stato fatto -perdonate la cacofonia- si taglia il nastro lo stesso.

Invece di studiare le dicotomie (e gli sdoppiamenti della personalità) torniamo a pensare alle cose, tutte, anche le immateriali, come un insieme, senza ragionare per compartimenti stagni!

 

autore: Massimo Meneghin

2 pensieri su “Ragionare per compartimenti stagni

  • 8 Febbraio 2014 alle 18:00
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    Sarà importante l’#ermetismo ma ragionando per compartimenti stagni non andiamo da nessuna parte, meglio #integrare

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  • 22 Novembre 2018 alle 10:34
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    Sono pienamente d’accordo con lei.
    Senza arrivare a falsa retorica sostengo che questo è il più Grande limite della società attuale, viziata di continuo dall’ esigenza commerciale e dal consumismo.
    Il risultato è proprio questa sorta di scatola mentale in cui il più ‘figo’ e quello che riesce a ad essere equilibrato un questa situazione.
    Ma in pratica ne scaturisce una sorta di dipendenza e una trasformazione dell’integrità dell’anima Verso un sua frastagliata commercializzazione.
    L’individuo smette di essere padrone del suo essere in quanto tale, perdendo pian piano la capacità di sintetizzare il tutto e di entrarci in sinergia, trascurando la salute generale del corpo
    Per diventare un robot, spassionato e colpevolmente innocente e spesso e volentieri….infelice.

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