Riproporre forme che non hanno più senso

Massimo Meneghin riproporre forme che non hanno più senso

Ha senso riproporre forme che non hanno più il senso che le ha generate? La logica direbbe di no. Come possiamo fare oggi, con la tecnica odierna ed il nostro modo di vivere, oggetti ed edifici che -pur nuovi- imitano -ma forse si dovrebbe scrivere scimiottano– il vecchio?

La risposta è nei fatti. Se succede, ed è così, lo vediamo ovunque, un senso c’è, anzi è diffuso e condiviso: edifici finto antichi, mobili invecchiati artificialmente, lamiere stampate perché sembrino coppi irregolari, travi tagliate perfettamente da macchine a controllo numerico “danneggiate” manualmente da un operatore e l’elenco può ovviamente continuare all’infinito.

Approfondiamo, ad esempio e solo di un poco, l’evoluzione delle fonti luminose, il settore ha sposato la causa dei led, ogni componente è ormai convertito, abbandonate le vecchie sorgenti si passa alle nuove, dalla minima lucetta alle armature stradali.

Vediamo componenti assolutamente nuovi, frutto dell’evoluzione consentita dalle nuove sorgenti, ma anche tanti prodotti che mantengono la vecchia forma sostituendo solo la lampada, magari mettendola al contrario, perché la forma “datata” aveva ragione in funzione di un certo tipo di ingombro della fonte e del tipo di erogazione del flusso, peccato che entrambi siano con i led totalmente diverse: non funzionano più, solo si mostrano “come se”.

Ma allora, se dobbiamo invertire la posizione del corpo luminoso, se lo spazio a questo riservato è vuoto perché la nuova sorgente non ha ingombro, siamo davvero certi che si possa riproporre lo stesso oggetto, con la medesima forma?

Chi risponde di si dovrà ordinare l’automobile che imita la carrozza, sostituendo solo i cavalli con il motore, e -nel frattempo- accontentarsi del nano da giardino fotovoltaico…

 

autore: Massimo Meneghin

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