Sbagliare i titoli

Massimo Meneghin sbagliare i titoli

Nessuno può dichiararsi esente da errori per definizione. Purtroppo, e/o per fortuna, ci sono -sempre- margini più o meno elevati tra ciò che consideriamo “esatto” e ciò che in realtà facciamo.

E’ la tolleranza, e corrisponde alla differenza che riteniamo ammissibile. Il solito esempio può essere d’aiuto: se un oggetto deve essere lungo un metro posso, a seconda dell’attività in essere, accettare che il pezzo sia più lungo o più corto della misura teorica di un certo valore, ad esempio un centimetro o un millimetro ma potrebbe essere anche un decimo di millimetro o altro.

In tutte le nostre attività si ripete questo schema: dato teorico contro dato reale.

Anche in ambito apparentemente molto diversi, come nello scrivere e nel parlare, possiamo leggere o sentire proclami, discorsi o altro che non corrispondono al contenuto. Il che è ovviamente più o meno grave, di nuovo un problema di tolleranza, cioè di differenza.

Ma che dire quando perfino i titoli non corrispondono al contenuto o non sono chiari (nemmeno quelli!) o addirittura errati?

Come è possibile voler insegnare se non siamo nemmeno in grado di riportare correttamente il titolo del corso sul manifesto?

Certo non vi è coincidenza tra chi insegna materialmente e chi scrive questi titoli, manifesti e via dicendo però è grave lo stesso: invitare ad iscriversi ad un corso ad olio ed a quello ad acquerello non è normale e non è solo errato. Il fatto che sia uno specchio dei tempi non migliora la cosa, anzi spiega lo sfacelo diffuso!

 

autore: Massimo Meneghin

Una risposta a “Sbagliare i titoli”

  1. ‪#‎contentmarketing‬ e ‪#‎contentstrategy‬: se perfino i titoli contengono ‪#‎errori‬, come saranno i ‪#‎contenuti‬?

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