Staccare l’esterno dall’interno

Massimo Meneghin staccare l'esterno dall'interno

Scollamento è la parola che meglio descrive il rapporto tra gli interni dei nostri fabbricati ed i relativi esterni.

Una cosa è quello che vogliamo avere dentro, e viverlo, un’altra quello che desideriamo avere fuori, per vederlo e farlo vedere.

Cosa c’è di strano? Nulla, se riteniamo comune che al soggiorno ipertecnologico con il megaschermo piatto, sedie trasparenti, luci degne di un’astronave ed alle cucine con piani cottura a induzione e via dicendo corrispondano facciate color “tempo-che-fu”, i balconi in legno (meglio se cigolano), il cancello in ferro battuto (però motorizzato), i coppi finto antico (o finti anche loro, in quanto stampati su una lamiera), le travi di legno con la testa curva (fa così rustico…), la torretta del camino tradizionale (a cui manca solo la cicogna, a quando le sagome?) e così via…

Che sia questa la civiltà dell’immagine? O si tratta dell’ennesimo effetto dello sdoppiamento della personalità (di un intero popolo)?

Di certo non si tratta di autenticità. E, per traslazione, perché gli apparecchi tecnologici non seguono lo stesso principio? Lo immaginiamo uno smartphone sottilissimo ed ultrapotente con il guscio in legno esotico o in pelle, magari di coccodrillo, oppure un automobile supercomplessa, che magari si guida con il joystick, o con lo sguardo ma meglio sarebbe col pensiero, con la carrozzeria rivestita in cashmere?

 

autore: Massimo Meneghin

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