Architetti del presente e pensionati del futuro

Massimo Meneghin architetti di oggi e pensionati di domani

Che ne è stato di quei bei processi lineari, tipo studio-lavoro-pensione?

Sembra fantascienza al contrario. “Cose ” di un passato remoto e del tutto scomparso che potranno tornare solo in un futuro post-atomico. Invece è l’assetto che, almeno in teoria, ma anche in pratica dal punto di vista dei pagamenti, abbiamo ancora in essere.

Per la categoria degli architetti, al pari degli ingegneri, che lavorano in proprio e non hanno altre forme di previdenza, non sono cioè dipendenti o pensionati, vige l’obbligatorietà dell’iscrizione a Inarcassa, l’ente di previdenza della categoria.

A questa si versa un minimo, ridotto nei primi anni di attività, da integrare in misura proporzionale al reddito effettivamente maturato. Ovvio che al termine della vita lavorativa scatta l’erogazione della pensione.

E’ di questi giorni l’allarme sulla tenuta del sistema. Comunque la si guardi i conti davvero non sembrano tornare.

Un’analisi approfondita non può essere effettuata in questa sede, qui basta accennare a recenti sentenze che hanno costretto gli iscritti alla maggior erogazione, non interessa se a torto o a ragione, ed a calcoli sofisticati che hanno messo in luce, quanto meno secondo alcuni, la non tenuta del sistema.

Senza scomodare gli esperti del calcolo attuariale i più banali ragionamenti ci mostrano la drammaticità della situazione, bastano due sole affermazioni.

Innanzitutto il rapporto tra contribuenti e pensionati è allarmante, specie se si considera che il numero degli attivi che pagano sempre meno è in aumento mentre ai passivi si deve garantire ogni mese la pensione maturata lavorando negli anni d’oro!

Infine, il calo degli introiti degli iscritti abbassa la contribuzione, da cui deriverà la pensione, che per molti non potrà che essere pari alla minima sociale, ammessa che la cassa non collassi…

autore: Massimo Meneghin

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