Architetti e operai

Massimo Meneghin architetti e operai

Ormai quasi tutti lo conoscono, c’è chi lo vive in prima persona, chi lo ammette dal punto di vista teorico, chi lo capisce e chi solo lo vede, non riuscendo a spiegarselo. Il cambiamento globale ha investito pure il reddito, sovvertendo principi e logiche che si ritenevano immutabili.

Vi sono naturalmente pure gli irriducibili di ogni parte politica, quelli che continuano a sostenere le stesse cose di duecento anni fa. Tutto il mondo è cambiato, a parte loro. Questi dicono e ridicono le stesse cose, ovviamente ad altri dinosauri che annuiscono.

Chi invece poteva prevedere che il reddito degli operai avrebbe superato quello dei professionisti? E non parliamo delle tutele, molte -secondo alcuni troppe- da una parte, nessuna dall’altra.

Si dirà che non c’è motivo per cui un architetto o un ingegnere debbaguadagnare più dell’operaio però -miti a parte- l’investimento per la preparazione deve essere riconosciuto, se non altro per la rinuncia al’essere produttivo effettuata in periodo scolastico. Lo diceva perfino Marx, che di certo non stava con gli ingegneri!

Se uno esegue sotto le direttive dell’altro i ruoli non sono pari, se non altro per la responsabilità, che sta tutta da una parte.

Ma anche a voler forzare  il concetto, non sarà giusto che il professionista tecnico abbia reddito superiore a quello dell’operaio ma può essere corretta l’inversione dei ruoli, e che quindi l’operaio prenda di più, specie quando si scende sotto la soglia di povertà?

 

autore: Massimo Meneghin

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