Architetti nel regime dei minimi

Massimo Meneghin architetti nel regime dei minimi

Recenti norme, di recente rimaneggiate, consentono a molti lavoratori autonomi, compresi gli architetti, se rispettano alcuni limiti, di usufruire di un sistema fiscale particolare: il regime dei minimi.

Innanzitutto si deve ricordare come la cosa fosse stata partorita per favorire i giovani. Chi inizia, è ovvio, ha mille difficoltà, ecco quindi la pensata di limitare le incombenze e quindi i costi. Ora però è saltato il limite di età e raddoppiato il fatturato massimo ammissibile. Vero che c’è la crisi però….

Quello che più colpisce è la mancanza dell’iva. Questi soggetti, infatti, non emettono fatture ivate, come si dice con brutto termine, e naturalmente non detraggono la stessa imposta in caso di acquisto.

Quanto sopra non è perciò relativo alla sola imposta sul reddito, da sempre proporzionale al guadagno. Poter emettere fatture che di fatto consentono lo conto del 22% ai privati, visto che per i questi l’iva è un costo a tutti gli effetti, come si configura dal punto di vista della concorrenza?

Inoltre il soggetto si ritrova ad avere meno spese per il commercialista, potendo quindi avere introiti personali più alti oppure potendo fare prezzi più bassi a discapito dei colleghi.

E non si vuole certo affrontare il problema del nero, quello per cui chi evade ha basso fatturato, per questo può rientrare nel regime di cui stiamo trattando e quando deve emettere il documento fiscale può farlo senza esporre l’iva, il che per il privato vuol dire spendere 100 anziché 122… Un bell’incentivo a non fatturare, sicuro, anche se lo scopo era l’esatto contrario!

 

autore: Massimo Meneghin

 

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