Dipendenza da gioco e lucro

Massimo Meneghin dipendenza da gioco e lucro

Ipocrisia, alla stragrande, nel piccolo e nel grande, infatti e nei fatti.

Esiste un altro modo per descrivere, con una sola parola, quanto avviene attorno alle slot machine, le macchinette mangiasoldi, ed ai loro avventori, quelli che subiscono la dipendenza da gioco?

Un elemento più o meno nuovo potrebbe derivare dal più banale dei ragionamenti su chi ci guadagna e quindi opera perché la cosa non tramonti ma anzi aumenti a dismisura.

Chi sono quindi costoro?

I primi sono naturalmente i diretti interessati, capaci di parlare con la macchina e gli altri “giocatori” per scambiarsi le reciproche esperienze, quelle che -secondo gli stessi- consentono di vincere. Cosa peraltro che, al contrario delle teorie spifferate, non capita quasi mai, pur giocando quasi sempre, e quando vincita è l’ importo ottenuto è raramente superiore a quanto infilato nella fessura, e naturalmente viene di regola rigiocato fino alla completa perdita.

Livello superiore è naturalmente chi mette a disposizione il trastullo. Bar e sale giochi sanno benissimo come funziona la cosa. Non basta certo chiudere gli occhi quando fa comodo.

Alla stessa famiglia possono essere ascritti produttori e noleggiatori degli apparecchi, i quali -è più che palese- sanno perfettamente quello che fanno, e non smettono di certo.

Infine, lo stato, che guadagna dal rovinare questa povera gente, limitandosi ad obbligare i gestori all’affissione di una fotocopia che avvisa della possibile dipendenza.

Una bella squadra, davvero!

 

autore: Massimo Meneghin

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *