La partita iva è una malattia?

Massimo Meneghin la partita iva è una malattia

Il lavoro autonomo prevede l’apertura della partita iva.

E’ un numero, niente di più, ma apre un mondo.

Innanzitutto la possibilità di incassare, ma anche quella di detrarre le spese per l’attività ed ovviamente di pagare le imposte sul reddito maturato.

Fin qui sembra tutto bene, in realtà quando le cose vanno bene, e così è stato a lungo, la situazione per imprenditori e lavoratori autonomi, quali sono artigiani e professionisti, è stata -in generale- migliore di quella di chi faceva la stessa cosa da dipendente. Questo sia dal punto di vista economico -banalmente: si guadagnava di più- che da quello professionale -essenzialmente: prestigio, libertà, ruolo, ecc.

Oggi la contrazione del lavoro e degli introiti ha cambiato tutto. Non si pensi che tra questi termini ci sia un rapporto diretto, sono sì legati ma non direttamente come potrebbe sembrare. Posso, infatti, risentire della carenza di lavoro e quindi della riduzione del reddito ma posso pure non avere affatto reddito, anzi dover sostenere molte spese, pur lavorando come e più di prima, semplicemente perché non riesco ad incassare.

Anche le spese non sono semplicemente proporzionali al reddito, ce ne sono di fisse, e si fanno sentire quando gli introiti sono bassi,idem per gli adempimenti, da fare -e pagare- comunque.

Ammortizzatori sociali? Nessuno.

A questo punto avere la partita iva corrisponde ad avere una malattia.

 

autore: Massimo Meneghin

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