Minimi tariffari e libero mercato

Massimo Meneghin minimi tariffari e libero mercatoIl calcolo degli onorari dei professionisti un tempo doveva avvenire sulla base del tariffario. Oggi non è più così, ma non perché fosse una moda e come tutte non poteva che passare, piuttosto perché era stato imposto per legge mentre oggi l’obbligo non c’è più.

La norma anzidetta stabiliva che le prestazioni professionali non potessero essere retribuite in modo inferiori al minimo stabilito dall’applicazione di valori, coefficienti e formule lì stabilite. Il senso – i più colti parlano di ratio- era in linea di principio assai semplice: la qualità della prestazione professionale è importante, deve essere perseguita e questa non può essere garantita se non a seguito di un pagamento “corretto”. Come dire: se mi propongono l’acquisto di una automobile per cento euro qualcosa non torna: minimo è un rottame, massimo è rubata. In ogni caso non è certo un affare.

Negli ultimi anni abbiamo assistito all’abolizione dei minimi tariffari. Quale la modifica? Di certo il cambio di rotta è totale. Il nuovo principio/credo potrebbe che la qualità della prestazione è indipendente dal costo. E’ sicuramente vero che pagare molto non è garanzia di qualità ma è certo che in presenza di prezzo bassissimo questa scompare! Non serve dilungarsi in teorie più o meno complesse: se ci fosse un distributore che ci fa il pieno dell’auto a 10 centesimi al litro ci andremmo? Ed un tagliando a 50 euro lo accetteremo? Il lavoro di un professionista invece può essere acquisito a costo tendenzialmente pari a zero, senza alcun problema. Evviva, anche perché abbiamo già visto che funziona!

 

autore: Massimo Meneghin

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