Presunzione del reddito di autonomi e dipendenti

Massimo Meneghin presunzione del reddito

La cosa ha dell’inverosimile.

Premesso che chi scrive è attualmente lavoratore autonomo, quindi sicuramente appartenente ad una delle due famiglie in cui si dividono i lavoratori, cioè dipendenti ed autonomi, dopo aver appartenuto pure all’altra, vediamo se è così palese che strumenti per la congruità del reddito debbano essere rivolti solo verso la sola categoria di chi lavora in proprio.

Il motivo, banale, è che chi incassa direttamente dal cliente e redige la propria dichiarazione dei redditi potrebbe barare, nascondendo parte degli introiti, al contrario del dipendente che percepisce la busta paga.

Il ragionamento ha un suo fondamento, da qui però a stabilire che il tenore di vita al di sopra del dichiarato riguardi solo una parte della popolazione è sicuramente discriminatorio.

Se il professionista gira in Ferrari deve dimostrare come può permettersela è comprensibile, pure se qualcuno parla di stato di polizia….

Se il dipendente usa la stessa auto non c’è, invece, problema. Ma come, non ha anche questo un reddito troppo basso per tale spesa? Servono esempi: ha una seconda attività in nero, magari traffici illeciti.

In un paese normale si parlerebbe diversamente, si capirebbe che se verifica deve essere, verifica sia, per tutti. Anche il disoccupato o il cassa integrato con l’auto di lusso che non può avere ruba, è un evasore fiscale, come il lavoratore in proprio. Anzi forse peggio, se l’ultimo ruba in parte c’è chi ha un’intera attività nascosta…

Un paese tanto intriso di ideologia da non capire nemmeno questo è un paese senza futuro.

 

autore: Massimo Meneghin

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