Nativi digitali e non

Massimo Meneghin nativi digitali e non

Oggi ovunque vediamo ed udiamo apparecchi connessi ad internet. Già si parla di 4.0.

Ovvio l’utilizzo massiccio negli uffici ma niente sfugge, non solo la musica e l’arte in genere ma nemmeno la meccanica, che consideravamo esenti. Non si cercano più operai specializzati quali tornitori e fresatori ma operatori CNC quindi capaci di comandare le macchine a controllo numerico.

Perché il digitale è ovunque. Perfino i gjovani vengono distinti dai vecchi sulla base di questo parametro, i primi vengono definiti “nativi digitali”, quelli venuti al mondo quando questo era già passato al nuovo credo. Potremmo dire, in poche parole, che sono nati con lo smartphone in mano… E gli altri, quelli nati e cresciuti nel mondo analogico? Molti hanno aderito al nuovo con entusiasmo, seguendo passo a passo l’evoluzione, assimilandola gradatamente, altri lo hanno subito, in alcuni casi perfino osteggiata, salvo risultarne -ovviamente- vinti.

La differenza tra analogico e digitale non è certo quella tra il quadrante dell’orologio rotondo, con le lancette che girano facendo rumore ed il display con i numeri formati dall’accendersi dei led. E’ un modo di fate che aggiunge intelligenza ad ogni operazione che facciamo, e che naturalmente ci chiede di controllare il processo, secondo modalità proprie.

La differenza in questo caso è tra i nativi digitali ed i decrepiti analogici

 

autore: Massimo Meneghin

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