Privacy e social network

Massimo Meneghin privacy e social networkIl contrasto sembra evidente, non credo di sbagliare: da una parte vengono protetti i nostri dati, sensibili e no, dall’altra tutte le informazioni vengono sbandierate a destra e a manca, a livello globale.

La legge proibisce l’utilizzo improprio dei dati personali, tanto che chiunque conosca qualcosa di noi, anche solo l’indirizzo, deve farsi autorizzare perfino per citarlo dove  è obbligatorio. Un esempio eclatante è il notaio, incaricato di redigere un atto pubblico, sottolineo pubblico, deve far sottoscrivere a chi lo ha incaricato il nulla osta all’utilizzo dei dati che deve riportare per espletare l’incarico conferitogli.

I nostri dati sono in una botte di ferro, o no? A tutta questa attenzione su dati che sensibili non sono si contrappongono le notizie di cronaca, che mettono alla gogna chiunque, rivelando particolari che nessuna rilevanza hanno dal punto di vista dell’informazione ma servono ad alimentare le morbosità dei lettori e a vendere giornali di cui non c’è bisogno.

Legge di utilità dubbia e di sicura applicazione fallace cui si contrappone il comportamento che la stragrande maggioranza delle persone tiene sui social network, fenomeno che per la diffusione non può essere ignorato- facebook, twitter, linkedin, googleplus, myspace (ma anche flickr, pinterest, instagram, viadeo, xing, link2me e via dicendo) contengono di noi moltissimo -vero e falso, ovvio- ma prodotto e divulgato -condiviso si dovrebbe dire- all’intero pianeta da chi, se non da noi? Aggiungiamo che sono molti quelli che pubblicano in tempo reale la propria posizione, rendono noto cosa stanno facendo e pensando, altrettanti quelli che hanno autorizzato le proprie apparecchiature a comunicare in automatico la posizione, in attesa che la tecnica consenta in modo altrettanto meccanico di rendere noto il funzionamento cerebrale.

Non stride la differenza tra riservatezza e condivisione? Eppure il soggetto è lo stesso…

 

autore: Massimo Meneghin

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