Aprire o chiudere i ponti?

Massimo Meneghin aprire o chiudere i ponti

I ponti costituiscono una delle immagini più belle e più forti.

Metafora del collegamento sono usati in ogni occasione, sacra e profana. Il pontefice, innanzitutto, è colui che crea ponti tra la terra ed il cielo. Le banconote dell’unione europea rappresentano ognuna un ponte, perché la moneta unica è -o dovrebbe essere- l’elemento che unisce i popoli. Diciamo anche rompere i ponti…

Staticamente si tratta di parti generalmente più o meno ardite, come lo sono tutte le strutture orizzontali gettate tra un punto e l’altro, sopra il vuoto.

La storia recente ci ha mostrato spesso, troppo spesso, ponti appena varati in dissesto, fessurati o crollati. Qualcosa dovremmo capire, se la teoria e la tecnica sono avanzatissime come è possibile che la pratica sia tanto bassa da arrivare al collasso?

Non bastasse assistiamo alle partite di tennis sulle competenze, altro che Wimbledon!, ognuno dice la sua, sempre la gara a chi la spara più grossa.

Ultimo in ordine di tempo il viadotto tra Palermo e Sciacca, chiuso dai carabinieri e riaperto dall’Anas. Lungi da me la volontà di stabilire  chi avesse ragione e chi torto, basta sottolineare come di fronte a tale problema un doppio comportamento opposto ci apre un mondo.

Qualcuno lo ha chiuso con leggerezza, e quindi non resta che riaprirlo quanto prima? Ma come è possibile?

Oppure qualcun altro lo ha riaperto con leggerezza ancora maggiore, oltretutto dopo la chiusura…. Ripeto: ma come è possibile?

Infine, non sappiamo nella disputa di cui sopra chi ha vinto e chi ha perso, anzi è sicuro: gli sconfitti siamo noi.

 

autore: Massimo Meneghin

 

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