Volontà e/o incapacità

Massimo Meneghin volontà e o incapacità

La qualità del lavoro, sia quello manuale/concreto che quello teorico/intellettuale, viene osannata da una parte e vituperata dall’altra.

Le opinioni sono tutte rispettabili, è ovvio, ma eccellenze a parte, che sono poche e di livello elevatissimo, sembrando confermare la classica eccezione che conferma la regola, molte delle “cose” con cui entriamo in contatto ci sembrano di livello basso, molto basso, insufficiente ed a volte pure disastroso. La media perciò, ammesso che questa possa essere considerata rappresentativa, è troppo spesso livellata verso il basso, con tendenza al rincaro della dose.

Vero che siamo affetti dal morbo della lamentite, che ci è stato instillato come un virus, direttamente nel cervello. Altrettanto si può dire di chi deve a tutti i costi difendere l’indifendibile, e che più che di arrampicarsi sugli specchi si dovrebbe parlare di ottusità irreversibile.

Fatto pulizia di questi estremi, lodato e dato del buono dove c’è e del pessimo quando è il caso, dovremmo chiederci e cercare di rispondere con la massima obiettività al quesito più banale: come è possibile che accada quello che riscontriamo, in un verso e nell’altro?

Più facile rispondere per la positività frutto di processi lineari, meno nel caso opposto, qui non riusciamo nemmeno a capire se un tale livello di negatività debba essere ascritto alla volontà di fare male o all’incapacità di fare meglio.

 

autore: Massimo Meneghin

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