Piste ciclabili

Massimo Meneghin pista ciclabile in Danimarca

La mobilità costituisce un problema apparentemente insuperabile eppure, almeno per i piccoli tratti, le alternative ci sono, come dimostrato da ciò che fanno paesi vicini e sicuramente sfavoriti, rispetto a noi, almeno dal punto di vista meteorologico.

In Danimarca, ad esempio, il muoversi con la bicicletta è facilitato in tutti i modi, arrivando perfino a sperimentare le autostrade per le due ruote: le Bike Highways!

Si tratta di piste in cui sono stati ridotti i possibili rallentamenti, aumentata la pulizia ed i servizi, esattamente come nelle autostrade. Sono stati pure aggiunti servizi quali la sincronizzazione dei semafori, i cassonetti inclinati e le corsie di conversazione…

In questo modo il numero di utilizzatori della bicicletta, già notevole in quel paese, aumenta di giorno in giorno, con i risultati tangibili che tutti immaginiamo, tanto che questo tipo di intervento si sta diffondendo pure in Germania ed in Gran Bretagna, e qualcuno già pensa ad interventi a scala dell’intera Europa.

Qualche dato è chiarificatore, più della riduzione degli ossidi che ci avvelenano, la cui quantità può non dirci molto, sicuramente il considerare che c’è chi ha stimato che 10 chilometri di percorso in bicicletta invece che con l’automobile riduce il costo sanitario a carico della collettività, cioè nostro, di 9 centesimi di euro, il che significa nel caso danese un risparmio annuo pari a circa 40 milioni di euro.

E qui? Andare in bicicletta fa bene ed è piacevole, ecologico e quanto altro anche da noi, le piste ciclabili in Italia ci sono, molte volte non sono fatte con la stessa attenzione e soprattutto non sono coordinate spesso nemmeno all’interno dello stesso comune, in tanti casi, proprio perché libere, vengono usate come parcheggio…

Massimo Meneghin pista ciclabile in Italia

 

autore: Massimo Meneghin

Una risposta a “Piste ciclabili”

  1. Una operazione necessaria anche per le piste ciclabili è la coordinazione citata anche nell’articolo. A mio avviso anche queste opere hanno bisogno di un progetto generale da aggiornare quando intervengono variazioni urbanistiche ma che indichi i percorsi da fare in bici sulla base di una organizzazione generale del traffico esaminato nella sua interezza. Accade invece che si costruiscano tronchi in funzione di altre basi. A Mestre per esempio le piste mancano totalmente di organicità ed i percorsi sono tutti frammentati. Le motivazioni sono sempre le solite: manca un progetto generale vero. Un esempio eclatante: le ferrovie hanno abbandonato un lungo tronco di linea ferroviaria in zona Valsugana. Ora si sta pensando di utilizzarla per ricavarne un lunga pista ciclabile che non si sa se servirà veramente o se magari costituisce il doppione di altre piste già edificate a pezzi. Lo scopo è diverso: utilizzare un terreno che improvvisamente diventa disponibile e tanto basta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *