Verde e cemento

Massimo Meneghin verde e cemento

Nei commenti più diffusi, quelli delle persone comuni, che chissà perché vengono definite uomo della strada, assistiamo molto spesso, se non sempre, a discorsi di tipo positivo per ogni angolo di verde e negativi rivolti a qualsiasi fabbricato, semplicemente etichettato come cemento.

Nessuno vuole diminuire la bellezza di parchi naturali o artificiali che siano, tanto meno dare valore ad edifici in cui è impossibile vivere ma sottolineare che i giudizi vanno oltre, quasi sempre, per attribuire questo stesso tipo di valutazione quasi in modo indipendente dal contenuto reale.

Posso sostenere che vi sono zone adibite a verde dove trovare un solo elemento positivo è arduo: posizione, estensione, contenuti, degrado e via dicendo, cioè tutto, sono a livelli infimi per non dire infami ma ricevono comunque un apprezzamento, che non può che essere riconducibile all’aver sottratto aree alla cementificazione.

In perfetta analogia, anzi simmetria, pure gli edifici dove la positività la fa da padrone: utilità, solidità, comodità, bellezza (secondo gli addetti ai lavori) e quanto altro, nulla escluso, viene comunque considerato negativo, adducendo motivazioni quali il costo, che però non si conosce, per cui la risposta deve essere cercata altrove, forse -semplicemente- per il suo essersi sostituito ad aree libere, magari da piantumare.

Se quanto sopra è corretto abbiamo semplicemente invertito il rapporto tra natura e artificio, non abbiamo più bisogno di costruire ripari che ci proteggano dall’ostile mondo che ci circonda ma di uscire almeno un poco dalle gabbie che ci siamo costruiti.

 

autore: Massimo Meneghin

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