Pittura iperrealista e fotografia pittorica

Massimo Meneghin pittura iperrealista

Ci si libera a vicenda, è un classico.

Mi rendo conto del rischio -nell’affermazione- ma sfido chiunque a smentirmi, lasciamo stare i maestri, la cui genialità va oltre qualsiasi definizione e quindi limite, ma veniamo agli altri: la pittura ha inseguito la rappresentazione oggettiva della realtà ed è riuscita a liberarsene solo quando una macchina è riuscita a farlo!

La fotografia ha inseguito la pittura, con le paure che sappiamo sul suo essere considerata semplice rappresentazione meccanica (cui corrisponde l’azzeramento del valore dell’operatore…), fino a quando la pittura è divenuta iperrealista.

Una tecnica che può rappresentare tutto, anche quello che non c’è, cerca di essere quanto più possibile fedele alla realtà, annullando chi agisce a scapito dell’oggettività, al cui livello si abbassa e di cui si dichiara schiava.

Una tecnica diversa, capace di documentare la realtà in modo oggettivo, nel mondo che più ci è prossimo, in quello talmente lontano da esserci invisibile ed anche in quello talmente minuto da esserci, pur se per motivo opposto, ugualmente invisibile sente il bisogno di imitare i modi di fare che non possiedono la propria straordinaria capacità, oltretutto disponibile pressoché per tutti.

Sicuri non ci sia nulla da capire?

 

autore: Massimo Meneghin

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