Coppi e pannelli solari

Massimo Meneghin coppi e pannelli solari

Le coperture inclinate, cioè i classici tetti a due falde, detti a libro o a capanna, come in quelli in cui le falde sono quattro, nominati a padiglione, più tutte le varianti del caso, sono da sempre stati oggetto di particolare attenzione dal punto di vista estetico, da tutti.

In altri termini, ovvia la funzionalità, che si ritiene acquisita, diverse le possibilità di realizzazione del manto di copertura, cioè dello strato più esterno, assai visibile dall’alto ma anche da lontano, motivo per cui il modo in cui l’edificio si mostra comprende questo elemento, con tutto ciò che questo comporta.

Ovvio che il discorso fatto per un edificio assume maggior rilevanza quando si considera l’insieme di fabbricati, pensiamo ai borghi medievali che vediamo dalle colline limitrofe.

Questa importanza ha determinato discussioni a gran voce, in ogni spazio ed in ogni luogo, tra chi ritiene che questi manti non possano che essere realizzati con il coppo tradizionale rosso, o con i simili componenti della tradizione locale, e chi avrebbe voluto una maggior libertà, ad esempio usare tegole o altri elementi meno costosi, più facili da posare, più leggeri o altro. Qualcuno è perfino giunto a mettere in produzione lamiere coibentate assai simili alla ripetizione dei coppi, irregolarità compresa…

Questo fino a ieri, di recente abbiamo invece visto il moltiplicarsi dei pannelli solari, che sono ovviamente in silicio mica in laterizio, non sono certo rossi ma lo stesso sono divenuti addirittura obbligatori. Sembrerò pedante ma non posso non sottolineare il doppio contrasto, quello nel tetto, dove vengono accostati coppi cotti a mano uno per uno con le celle fotovoltaiche, e l’altro, nell’atteggiamento di chi ci ha prima imposto una cosa, “inderogabile” ci veniva detto, ed ora ci obbliga a fare il contrario.

 

autore: Massimo Meneghin

2 risposte a “Coppi e pannelli solari”

  1. Il bello è che questo obbrobrio paesaggistico troverebbe giustificazione nel doppio risultato economico in quanto verrebbe prodotta energia elettrica a basso costo ed ambientale perché l’energia così prodotta andrebbe a ridurre il funzionamento delle possenti ed inquinanti centrali termoelettriche. Ancora più bello sarà quando ci accorgeremo (troppo tardi!) che quelle citate sono due grandi frottole.

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